Apre il 28 settembre a
Palazzo Bricherasio e il 30 settembre
all’Abbazia di Novalesa la grande mostra dedicata ai Longobardi. Curata da
Gian Pietro Brogiolo e organizzata in collaborazione con la
Provincia di Torino e grazie al contributo della
Fondazione CRT,
l’esposizione si sofferma sul periodo che va dal 400 al 700, ossia
dalla crisi seguita dalla caduta dell’impero d’Occidente fino al consolidamento dei nuovi stati sorti sulle sue rovine.
L’obiettivo è di
definire, nel lungo periodo, un quadro delle
trasformazioni strutturali (nelle istituzioni, nell’organizzazione dell’insediamento nelle città e nelle campagne, nel ruolo delle aristocrazie e della Chiesa),
per poter meglio apprezzare i cambiamenti introdotti nel primo secolo di dominazione longobarda. E il filo conduttore è quello del
confronto culturale e della progressiva fusione tra i barbari e le popolazioni romane: scontro e incontro tra culture in un periodo storico cruciale per la storia europea, nel quale hanno avuto origine la gran parte delle attuali nazioni.
Un leit motiv che si sviluppa intrecciando tre diversi orizzonti geografici: il Piemonte, l’Italia, l’Occidente mediterraneo.
Il
Piemonte ha un ruolo privilegiato in questa mostra non solo perché la ospita, ma anche per ragioni storiche e per la qualità e quantità dell’informazione prodotta dalla ricerca archeologica. In età longobarda
era una regione chiave per la sua posizione geografica di confine con i Franchi, saldamente insediatisi nella Val di Susa fin dagli anni ’70 del VI secolo, per il ruolo delle
aristocrazie longobarde in grado di esprimere, tra fine VI e prima metà del VII secolo,
re come Agilulfo (590-615) e Arioaldo (626-636), entrambi duchi di Torino. La sua importanza politica è confermata dalla
ricchezza dei ritrovamenti archeologici della fase gota e longobarda, a partire da quello
recente e eccezionale di Collegno (a pochi chilometri da Torino, lungo la strada per le Gallie), dove si sono potuti indagare parallelamente l’abitato e la necropoli.
Passando al
quadro nazionale, le vicende dell’Italia, dopo la caduta dell’Impero d’Occidente (476), sono cadenzate su tre avvenimenti principali. Nel 489-493, con il favore dell’imperatore d’Oriente la conquistò Teodorico, re dei Goti, che cercò di salvaguardare le istituzioni romane collaborando con il senato e le aristocrazie. Entrata in crisi quella politica di pacifica convivenza, la svolta alla storia della Penisola venne impressa da vent’anni di guerra (dal 535 al 553) promossa dall’imperatore d’Oriente Giustiniano per riannettere l’Italia. Ma la riconquista non durò a lungo. I Longobardi, entrati in Italia nel 568, posero fine alla sua unità, occupandone una parte consistente senza essere in grado, per l’esiguo numero, di unificare l’intero territorio in un unico regno. Nei due secoli di dominazione la guerra si prolungò in una serie di contese locali, mentre le terre dell’Impero bizantino venivano sempre più circoscritte, oltre che alla Sardegna e alla Sicilia, al controllo di Roma e delle coste, necessarie queste per mantenere il dominio dei mari.
Nelle
altre regioni mediterranee, mentre l’Italia si frantumava, Visigoti e Franchi riuscivano invece a portare a compimento il processo di fusione tra le aristocrazie germaniche e quelle romane, costruendo regni forti, in grado di esercitare, nel caso dei Franchi, una diretta influenza anche sui Longobardi, costretti, almeno nei primi tempi, a pagare un annuale tributo.
Questo contesto storico fa da cornice a trasformazioni strutturali nelle istituzioni, nella cultura, nell’economia e nella società, trasformazioni che la mostra intende delineare pur nei limiti della conservazione dei manufatti.
Il progetto espositivo ha il suo completamento presso l’
Abbazia della Novalesa, fondata nel 726 dal nobile franco Abbone, dove viene proposta una selezione di sculture e di altri manufatti artistici che illustrano l’evoluzione dell’arredo liturgico nell’Italia nord-occidentale tra il VI e il IX secolo.
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